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Elogio del dubbio e della poesia Bello il film su Pietro Ingrao - di Piero SANSONETTI - 17 ottobre 2012 PDF Stampa Email
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meetic gratis per uomini “Non mi avete convinto” è il titolo di un bel film girato da Filippo Vendemmiati e presentato a Venezia. È un documentario, pieno di immagini, di discorsi, di interviste, che ricostruisce molto bene la vita, il pensiero e l’anima – soprattutto l’anima – di uno dei grandi protagonisti della politica italiana dell’ultimo mezzo secolo. È un film piacevole e racconta due o tre cose: racconta l’essenziale della lotta politica nella Prima Repubblica; racconta i drammi della sinistra e forse “allude” alle ragioni della sua sconfitta; infine racconta, o piuttosto avanza il dubbio, che sia proprio il dubbio la chiave di volta della modernità e del pensiero politico.
Ingrao è un grande personaggio, lo sapete. Lo si può raccontare in tanti modi diversi, privilegiando vari momenti della sua biografia politica. Si possono esaltare le sue grandi battaglie, oppure sottolinearne le paure e le sconfitte che pure hanno caratterizzato la sua vicenda pubblica. Vendemmiati, a mio parere, ha lavorato su una tesi della quale si è convinto e che ha molto ben argomentato. La tesi è questa: che la vita di Ingrao abbia due e due soli centri, cioè due momenti altissimi che offuscano tutto il resto: il primo centro, assolutamente politico, è l’undicesimo congresso del Pci, anno 1966; il secondo è la poesia, che si presenta nella sua vita sotto varie forme e in varie forme si intreccia alla politica: i versi, la luna, l’utopia, la famiglia, la grande emotività, il cinema, la comunicazione…

incontri donne trento Penso che l’intuizione di Vendemmiati sia giusta. Non so molto di poesia ma capisco, o forse intuisco, che è impossibile farsi una idea di Ingrao prescindendo dalla sua emotività e dalla “liricità” del suo modo di esprimersi e di comunicare. Mi è molto più chiaro invece l’aspetto politico del giudizio sulla sua vita. Anch’io credo che la battaglia di Ingrao all’undicesimo congresso, che per la verità è poco conosciuta e poco studiata, fu grandiosa, geniale, eroica e che sia il motivo vero per il quale Ingrao resterà sempre nella storia della sinistra italiana.

incontri con ragazze L’XI Congresso, a metà degli anni Sessanta, è il momento nel quale il Pci si trova difronte all’ipotesi di modernizzarsi e di uscire dal dogmatismo. È un momento molto complicato: l’Italia sta cambiando, la Chiesa è impegnata nel Concilio, il centrosinistra oscilla tra riformismo e immobilismo, la Russia ha perduto ogni spinta propulsiva e l’idea dell’irriformabilità del comunismo inizia a serpeggiare. Ingrao è il protagonista di una proposta di rinnovamento molto saggia, che cerca un punto di mediazione tra marxismo e modernità, tra marxismo e futuro, e anche tra partito e movimenti. Il Pci resta intimorito da questa proposta, la rifiuta, la demonizza, la scaccia via. Ingrao resterà per tutta la vita traumatizzato dalla violenza della reazione del partito alle sue analisi e al suo pensiero. Diciamo la verità, il Pci di fronte all’idea del rinnovamento risponde in modo quasi militare, stringendosi intorno a Giorgio Amendola e scegliendo, in modo probabilmente definivo, la via della burocrazia come unica forma possibile di attenuazione delle asperità e persino della brutalità totalitaria contenuta nel comunismo.

migliori siti per single La proposta di Ingrao all’XI congresso, ancora due anni prima dell’esplosione del Sessantotto, è l’ultima proposta possibile di riforma del comunismo. Anticipa di poco più di un anno la nascita della breve primavera praghese e del nuovo corso di Dubcek e Svoboda, e muore con quella frase feroce che Ingrao si sente sibilare da Giorgio Amendola durante il congresso e che viene riferita nel film di Vendemmiati. «Stai attento perché ti rompiamo le ossa…».

numeri ragazze per amicizia Io sono convinto che in quella primavera del 1966 finisce la grande storia di Ingrao e finisce anche la storia del Pci. Tutta la vicenda del berlinguerismo – per certi versi alta, per certi versi appassionante – è solo il lungo addio, è il tentativo disperato di sopravvivere, ma è impossibile sopravvivere rifiutando la modernità e rifiutando il dubbio.

chat libere senza registrazione Ecco, appunto, ancora oggi Ingrao, in un pezzo dell’intervista a Vendemmiati, torna su questo punto: «Il dubbio è l’unica cosa che rivendico in pieno della mia vita, ed è quello che mi differenzia da tanti altri compagni del mio partito».

foggia bakeka annunci Fa un certo effetto sentirlo dire oggi e in modo così chiaro. Perché? Perché sembra che nella sinistra italiana da quel lontano 1966 le cose non siano cambiate molto. Il dubbio non è ammesso. Il produttore di dubbi è un traditore. C’è nel film la citazione di un discorso di Ingrao, abbastanza recente, credo degli ultimi anni Novanta, nel quale Pietro se la prende in modo deciso contro l’abitudine ad usare il tradimento come strumento per la caccia alle streghe. «Se uno dissente è un traditore…».

incontri pesaro donna cerca uomo Forse non sono molto cambiate le cose. E il rifiuto del dubbio, ancora adesso, è lo strumento essenziale per rifiutarsi di rinnovare, di confrontarsi, di cercare la verità, di costruire futuro e pensiero. Il dubbio è il nemico del conformismo, mentre oggi la politica è oppressa in modo mortale da questa cappa asfissiante: il conformismo. Il conformismo visto come unica arma per garantire lo status quo, la difesa delle posizioni, l’immobilità. Non è forse, questo atteggiamento, figlio della vittoria della burocrazia celebrata all’ undicesimo congresso con la sconfitta dell’ingraismo pensante e fastidioso?

municipio di piacenza C’è un altro aspetto, forse marginale, del film, che mi ha colpito. Il comizio. Ingrao era un grande comiziante e nel film ci vengono riproposti alcuni momenti epici dei suoi comizi. Ascoltandoli ho pensato a questo: alla grandiosità della sua retorica – che oggi magari può apparirci anche un po’ semplicistica, un po’ antica – alla maestria della sua tecnica, alla forza del suo rapporto col popolo e, contemporaneamente, alla assenza di populismo. Ingrao, anche nei comizi, ci metteva pensiero. Parlava davvero alla gente, cercava di provocare reazioni, idee, comprensione, non pensava semplicemente a catturare consensi. Il populismo è quando il senso comune detta la linea. Ingrao, no: coi suoi comizi era lui a dettare la linea, non c’era cesura tra pensiero e retorica.

sito per annunci gratis Infine due righe appena sul titolo del film. Bellissimo: “Non mi avete convinto”. È il riassunto della frase più incisiva e più drammatica pronunciata da Ingrao durante il suo intervento all’undicesimo congresso: «Non sarei sincero se dicessi a voi che sono rimasto persuaso….». Poi Ingrao tornò al suo posto in un uragano di applausi e mentre l’intera presidenza restava immobile e silenziosa, senza battere una mano, senza battere un ciglio. Nessuno, in quei momenti, capì che era finito il Pci. Nessuno capì che avrebbe potuto iniziare da quel discorso la storia di un altra sinistra italiana, che non cominciò mai e che oggi ci manca tremendamente.

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